Fetonte nei dialoghi di Platone

Il mito, il sacerdote di Sais e la memoria di catastrofi ricorrenti

← Torna alla pagina principale

Ricostruzione narrativa del carro di Fetonte sopra il Mediterraneo
Immagine generata — ricostruzione narrativa, non documentaria.

La risposta breve

Platone non racconta per esteso la corsa del carro solare. Nel Timeo richiama il mito già noto di Fetonte e gli attribuisce un significato cosmico: dietro la favola vi sarebbe una deviazione dei corpi celesti e una conflagrazione terrestre che ritorna dopo lunghi intervalli. È un passo autentico e importante; non prova però che l'episodio sia una cronaca, né identifica una cometa, un asteroide, un impatto o un passaggio radente.

Valutazione: il contenuto cosmico del passo è attestato; la storicità della conversazione egizia è possibile ma non dimostrata; l'identificazione con il “Distruttore” è speculativa.

Quali testi stiamo leggendo

AutorePlatone, circa 427–347 a.C.
DialoghiTimeo 20d–25d; Crizia 108d–113b.
Data dell'operaIV secolo a.C., molti secoli dopo l'epoca attribuita a Solone.
Traduzione citataFrancesco Acri, 1889, per il Timeo; traduzione redazionale controllata sul greco e sull'edizione Bury per Crizia 113a–b.
Natura della fonteDialogo filosofico e letterario, non resoconto contemporaneo dell'evento.

Il mito di Fetonte

La forma essenziale del mito è questa: Fetonte, figlio del Sole, ottiene di guidare per un giorno il carro paterno; incapace di dominarne i cavalli, abbandona il percorso, si avvicina troppo alla Terra e la incendia. Zeus lo colpisce con il fulmine e Fetonte precipita nell'Eridano.

Nel Timeo Platone ne riassume soltanto il nucleo. La lunga narrazione con il viaggio, le costellazioni, la Terra in fiamme e la caduta nell'Eridano è conservata soprattutto nelle Metamorfosi di Ovidio, composte secoli dopo. È quindi scorretto attribuire automaticamente a Platone ogni dettaglio ovidiano.

Leggi il racconto esteso di Ovidio, Metamorfosi, libro II.

La catena del racconto: Solone, Dropide e Crizia

Nel Timeo Crizia riferisce una storia ascoltata da bambino dal nonno omonimo. Il nonno l'aveva ricevuta da Solone, parente e amico di Dropide. Platone costruisce quindi una catena interna al dialogo: sacerdoti egizi → Solone → famiglia di Dropide → Crizia anziano → Crizia narratore.

Timeo 20d–21d — traduzione di Francesco Acri
«Crizia, il vecchio, l'avea udito da Solone. […] Diceva che Solone era assai famigliare ed amico di Dropide suo bisavolo, come racconta egli stesso in molti luoghi della sua poesia.»

Questa catena è ciò che il dialogo afferma; non possediamo però il presunto originale di Solone né un documento egizio indipendente che permetta di verificarla.

Il sacerdote di Sais e la memoria perduta

Solone, giunto a Sais nel delta del Nilo, interroga i sacerdoti sulle antichità. Uno di loro gli risponde che i Greci ricordano soltanto un diluvio, mentre l'umanità sarebbe stata distrutta molte volte da fuoco, acqua e altre cause.

Timeo 22b–c — traduzione di Francesco Acri
«O Solone, Solone, voi Greci siete sempre fanciulli, e un Greco vecchio non è. […] Voi siete tutti giovani d'anima; imperocché non avete in quella niuna opinione antica, venuta per lunga tradizione, né niuna dottrina incanutita dal tempo. E la cagione di ciò è questa. Molte e per molti modi furono e saranno le distruzioni degli uomini: le grandissime, per fuoco e per acqua; altre minori, per altre cagioni infinite.»
Precisazione: Platone non dà un nome al sacerdote. “Sonchis” compare molto più tardi nella Vita di Solone di Plutarco e non costituisce una conferma indipendente del dialogo.

Il passo decisivo su Fetonte

Timeo 22c–d — traduzione di Francesco Acri
«E veramente quello che si dice appresso voi, Fetonte, figliuolo del Sole, una volta aggiogato i cavalli al carro del padre, e montatovi su, non sapendo carreggiare la strada, avere arso ogni cosa sopra la terra, morendo egli di folgore; questo a forma di favola; il vero poi è lo dichinamento degli astri che si rivolvono per lo cielo attorno alla terra, e lo incendimento di tutte le cose sopra la terra per molto fuoco.»

Il termine greco normalmente reso con “dichinamento”, “deviazione” o “spostamento” è parállaxis. Il passo consente di parlare con certezza di un'interpretazione cosmica del mito e di una conflagrazione. Non consente, da solo, di stabilire:

Perché l'Egitto conserverebbe il ricordo

Il sacerdote spiega che, durante le conflagrazioni, muoiono soprattutto gli abitanti delle montagne e dei luoghi elevati; durante i diluvi, quelli delle pianure. L'Egitto sarebbe invece protetto dal regime del Nilo e conserverebbe nei templi ciò che altrove viene cancellato.

Timeo 23a–24a — traduzione di Francesco Acri
«Tutte le cose belle o grandi o per altra cagione notabili […] sono state scritte ne' nostri templi, e conservate dalla più antica età.»

Archivi templari e istituzioni scrittorie egizie sono storicamente attestati. Non è invece attestata la presenza, in un archivio oggi identificabile, del documento specifico descritto da Platone.

Gli scritti di Solone nel Crizia

Nel Crizia il narratore precisa che Solone avrebbe tradotto in greco i nomi egizi e li avrebbe messi per iscritto. La formulazione corretta per il nostro progetto è: scritti di Solone conservati nella famiglia di Dropide, non “appunti scritti da Dropide”.

Crizia 113a–b — traduzione redazionale
«Solone, volendo servirsi del racconto per la sua poesia, ricercò il significato dei nomi e trovò che gli Egizi, nello scriverli, li avevano tradotti nella propria lingua. Egli, cogliendone nuovamente il senso, trascrisse ciascun nome nella nostra lingua. Questi scritti erano presso mio nonno e ora sono ancora presso di me.»

È una dichiarazione interna al dialogo. Gli scritti non sono giunti fino a noi come reperti verificabili.

Atlantide: un episodio distinto

Dopo Fetonte e le distruzioni ricorrenti, il sacerdote racconta la guerra di Atene contro Atlantide e la successiva catastrofe.

Timeo 25c–d — traduzione di Francesco Acri
«Passando poi tempo, facendosi terremoti grandi e diluvii, sopravvegnendo un dì e una notte molto terribili […] l'Atlantide isola […] nabissando entro il mare, sparì.»

Nel testo Fetonte funziona come modello generale delle distruzioni per fuoco; Atlantide è un racconto successivo associato a terremoti e inondazioni. Identificare i due episodi o assegnarli allo stesso passaggio richiede prove ulteriori. La grande maggioranza degli studi recenti interpreta Atlantide come costruzione filosofico-letteraria di Platone.

Che cosa possiamo concludere

AffermazioneValutazione
Platone interpreta Fetonte come deviazione celeste e incendio terrestre.Attestata
Il dialogo parla di distruzioni ricorrenti per fuoco e acqua.Attestata nel testo
Il sacerdote egizio possedeva davvero il documento descritto.Possibile, non dimostrato
Gli scritti di Solone sono esistiti e furono conservati dalla famiglia.Affermato dal Crizia, non verificabile oggi
Il sacerdote di Platone si chiamava Sonchis.Non attestato da Platone
Il passo descrive un corpo radente e ricorrente.Speculativo
Fetonte, Tifone e il Distruttore sono lo stesso fenomeno.Speculativo

Perché il passo resta centrale per Fetonte.it

Platone non dimostra il nostro modello fisico, ma formula con straordinaria chiarezza la domanda da cui nasce la ricerca: una favola greca potrebbe conservare, trasformata, la memoria di un evento cosmico e di una conflagrazione? Il progetto verifica questa possibilità confrontando cronologia, geografia, testi indipendenti e tracce materiali, senza assumere in anticipo che tutti i racconti descrivano lo stesso fenomeno.

Fonti consultabili

← Torna alla pagina principale